ThyssenKrupp: qualche riflessione su Torino

Il tragico incidente occorso giovedì scorso presso lo stabilimento ThyssenKrupp di Torino solleva alcuni importanti interrogativi sui comportamenti che le multinazionali tengono nel nostro paese in tema di comunicazione di crisi e responsabilità sociale.

Se l’evento si fosse verificato in uno stabilimento in Germania la società si sarebbe comportata allo stesso modo?  Ovvero, si sarebbe chiusa nel completo silenzio per 3 giorni come risucchiata in un buco nero senza dare segnali di vita e di empatia nei confronti delle vittime e delle loro famiglie? E risvegliatasi dal proprio torpore ad oltre 70 ore dall’incidente – un tempo siderale per la gestione di crisi – avrebbe emesso un comunicato stampa inviandolo solo all’Ansa di Berlino? Ed è veramente credibile pensare che un’azienda che è soggetta a grandi rischi industriali come ThyssenKrupp non avesse un piano di gestione e di comunicazione di crisi?

Sono personalmente convinto che se l’incidente si fosse verificato in Germania il comportamento dell’azienda sarebbe stato radicalmente diverso rispetto al volto freddo, distante e insensibile offerto ai cittadini italiani e agli stessi lavoratori dello stabilimento. L’azienda ha trattato l’Italia come un paese sottosviluppato dove la morte di un operaio e il lutto di una città non hanno alcun valore, dove la solidarietà la si lascia agli altri.

Questa è l’immagine che mi sono fatto di ThyssenKrupp guardando i telegiornali e leggendo la stampa. Ed è probabilmente l’immagine che si sono fatti quasi tutti gli italiani che hanno seguito la vicenda. “Irresponsabilità sociale”. Definirei così il comportamento dell’azienda davanti alla tragedia. Certo le cose avrebbero potuto andare in maniera ben diversa se l’azienda avesse comunicato subito. Ancora una volta l’industria del trasporto aereo insegna: in caso di incidente con vittime la prima comunicazione deve essere diramata dall’azienda entro 60 minuti, seguita da aggiornamenti regolari e assunzione di responsabilità.

“Concern, compassion, co-operation”, queste sono le linee guida alle quali si devono tenere le aziende in caso di incidenti con vittime. Per motivi incomprensibili ThyssenKrupp ha scelto di ignorare questa semplice formula.

Come cittadini non possiamo pretendere di eliminare i fattori di rischio dai processi industriali. Ma possiamo e dobbiamo pretendere dalle aziende di qualsiasi dimensione comportamenti etici. La definizione di un piano di gestione e comunicazione di crisi è parte integrante della responsabilità sociale dell’impresa. Di questo farebbero bene a prendere nota le associazioni degli imprenditori.

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