Rupert Murdoch e NewsCorp: gestione tardiva della crisi

Ecco il post che ho scritto sul sito FERPI a commento dell’articolo redatto da Eva Jannotti sul caso Murdoch.

Pe iniziare un ringraziamento a Eva, Toni e Luca per aver aperto un momento di confronto sul caso Murdoch e, più in generale, sulle problematiche di gestione e comunicazione di crisi. Le mie valutazioni sul caso sono leggermente diverse.

Innanzitutto mi trovo d’accordo con la valutazione di Luca. La reazione di Murdoch è stata molto tardiva e nel corso dei primi 10 giorni dallo scoppio dello scandalo Murdoch l’ha ampiamente sottovalutata come si evidenzia anche dall’intervista non rilasciata, ma dettata, al WSJ quotidiano di sua proprietà.

Nei primi 10 giorni della crisi Murdoch ha dimostrato 2 cose: la prima, come suggerisce Luca, è la completa e totale assenza di un piano di comunicazione di crisi. La seconda la sua arroganza non essendogli passato minimamente per la testa che controllando un impero mediatico che è sicuramente stato strumento di innumerevoli crisi per altri, potesse lui stesso trovarsi al centro di una crisi.

Con 10 giorni di ritardo quindi Rupert Murdoch, resosi finalmente conto che in effetti non ha “gestito la crisi molto bene commettendo solo qualche piccolo errore” come dichiarato solo 3 giorni prima al WSJ, decide di affidarsi ad una delle grandi agenzie multinazionali di RP per gestire la situazione. L’agenzia si mette immediatamente in moto avviando (correttamente) alcune iniziative che sono alla base di una corretta gestione di crisi come ben ha evidenziato Eva nel suo articolo.

Ma c’è a mio giudizio qualche cosa di meccanico nella strategia e nelle azioni intraprese, che se pur portano qualche beneficio nel giro di 48 ore mostrano tutto il loro limite nel corso dell’audizione sostenuta dai due Murdoch davanti alla Camera dei Lord. Mi ricollego qui alla questione delle “scuse”. Come ho più volte scritto sul mio blog (www.patricktrancu.wordpress.com) saper porgere le proprie scuse è un elemento fondamentale nell’ambito di una corretta strategia di gestione di crisi. Ma le “scuse” devono essere autentiche e sentite. Quelle di Murdoch lo sono state? A mio giudizio no.

Un’altra delle regole di base della gestione di crisi è infatti l’assunzione di responsabilità, passaggio strettamente legato a quello appunto delle “scuse”. Il virgolettato riportato da Eva è da questo punto illuminante e mette bene in evidenza la strategia legale piuttosto che quella di comunicazione. In qualità di CEO Murdoch avrebbe infatti dovuto assumersi almeno la responsabilità “morale” di quanto accaduto invece di presentarsi in qualità di “vittima inconsapevole” dei suoi stessi uomini. Una posizione che molto probabilmente non sarà sostenibile nel tempo se è vero, come rivelano diverse fonti, che i prodromi di questa crisi erano visibili sin dal 2006.

Vediamo ora ad oggi i costi di questa crisi gestita male e con grave ritardo:

  • chiusura di una testata storica che contribuiva in maniera significativa al bilancio della consociata britannica
  • apertura di una indagine penale in Gran Bretagna
  • definitivo abbandono del progetto di acquisizione di BSkyB (grazie al compattamento di tutta la classe politica britannica contro il suo progetto)
  • perdita di valore dell’azione passata dai 18,5 dollari del 5 luglio ai 15,5 dollari del 18 luglio
  • apertura di un’inchiesta da parte dell’FBI su possibili intercettazioni da parte di dipendenti di NewCorp ai danni dei familiari di vittime dell’11 settembre
  • possibile apertura di un inchiesta da parte del Ministero della Giustizia USA e della Securities and Exchange Commission in relazione alle accuse di corruzione a Scotland Yard
  • apertura di un inchiesta sul sistema di “governance” di NewsCorp
  • grave perdita di reputazione

Se, come scrive Eva, il tutto si risolverà con una mega multa all’Imperatore, quest’ultimo potrà considerarsi fortunato. Temo tuttavia che la mancata gestione di una crisi i cui prodromi erano visibili dal 2006 porterà con se un conto molto più salato. Staremo a vedere.

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